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domenica 27 maggio 2012

Les Poètes maudits: rubrica poetica a cura di Raccis Fabrizio

il poeta Giovanni Corona (1914-1987)

Les Poètes maudits
La poesia del Caro Giovanni Corona


“Ciò che naturalmente fu creato
in terra o n'aere o n'acqua, che l'om vede,
a segnoria de l'uom fu tutto dato
e si conduce e vive a sua mercede..”

Cecco Angiolieri-canto CXIX da Rime


Venne celebrato nella sua prima raccolta poetica come un caso raro in Sardegna, fuori dalla norma. Questo perché l'opera poetica di Giovanni Corona nato a Santu Lussurgiu (OR) il 7\12\1914 venne all'evidenza proprio nel 1988 ad un anno dalla sua scomparsa.

Nelle note biografiche della sua raccolta si parla di un giovanissimo Giovanni con la vocazione per la poesia fin dalla tenera età, ma chiusa haimè in una sorta di pudore tanto più difficile da capire considerando la commovente apertura dell'autore al sociale o per la sua allora, originale pressione espressiva. Il continuo scavo sulle inquietudini dell'esistenza, conduce il destinatario a orizzonti di conoscenza o scorci di verità poetiche stimolanti, riecheggiano oggi queste parole ponderate con cura da Renzo Cau che ha avuto il compito di stilare la prima raccolta poetica “Richiamo d'amore” E. Gasperini Editore 1988.

E' una poesia delicata quella di Corona, delicata e al quanto nobile da trascinarsi tra la sofferenza di una desolata solitudine ed i suoi egoismi, fino al mistero dell'ignoto che da sempre ci spinge a cercare chini attorno a noi con una piccola luce tra le mani nella dura timidezza della tortora un ricordo a noi ormai poco chiaro.

Adesso che la sua voce
giunge dal mare
dell'ignoto, qui
dentro me stesso
dentro la notte
delle lacrime-sangue
della realtà e dilata ora
sulla mia pelle
con la luce del mistero.
Nella stanchezza
per i sonni induriti
con la timidezza

della tortora, fluttua
il ricordo della casa lontana
e di una parola fedele
prima che calassero
i freddi inverni della guerra.
S'innalzano le sue mani lievi
come una piuma, e vengono
fino a me, chiare luce e vita
d'un tempo, tra le rovine del mio cammino
sopra questa solitudine
di egoismi.

Giovanni Corona-Luce del mistero dalla raccolta
“Sassi della mia terra” Gasperini Editore 1988 Cagliari

Viene all'evidenza il possente immaginario del poeta sardo, che riesce a creare come diceva Cau, Un insieme di sottili legami interni, quei modelli alternativi della vera poesia, la poesia assoluta nell'espressione ovvero la poesia “Maudits”, spoglia di emozioni gridate e sempre fascinosamente disposta dall'attento gioco del significante..

Così come per tanti dei nostri assidui, Giovanni Corona poeta, rifiorisce nella sua maestà, nella sua piena corposità dell' opera in quel lontano 1988 ad ora con numerose poesie ancora lasciate inedite nel cassetto polveroso di un parente o un caro amico, proprio dopo la sua triste scomparsa. Noi vorremo capire Cosè che fa della lunga carriera poetica di un artista una bomba ad orologeria che scoppia in pieno centro, proprio quando ormai la ragione o la nostra forza vitale ci abbandona.

E già il sonno
ma un sonno senza occhi
non vi segue più l'ombra
perché il sole è sommerso
manca l'ambiguità della parola
perché la bocca è serrata.
E sopra i corpi
non rimane che terra
e le tenebre delle lacrime.
Non tento di accordare l'orologio
con un cuore fermato.
Prigionieri
in una notte infinita
e niente rilevate
che non sia finito
solo il silenzio precipita
e la paura del vuoto
e quello che rimane.

Giovanni Corna-E già il sonno
“Richiamo d'amore” Gasperini Editore 1988


Ringraziamo il poeta Giovanni Corona per queste parole incise eternamente su questi fogli, ringraziamo chi per lui lotta e ha lottato affinché la sua importante opera poetica sia arrivata fino a noi in questa umile rubrica letteraria che tanto si avvicina alla sua visuale futurista, al suo animo profondo e sensibile. A Lui il grande poeta ed amico Antonio Cossu dedicò la preziosa raccolta “I monti dicono di restare” 1987. Lo stesso F. T. Marinetti uno dei fondatori del futurismo in italia lo premiò con una targa lusinghiera scrivendo in un suo libro: A Giovanni Corona genio, cento chilometri F.T. Marinetti. Un grazie particolare anche a Marcello Polastri che si é fatto commissionario, facendoci dono delle poesie del caro Corona.