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mercoledì 16 maggio 2012

Poesia italiana contemporanea: crisi della critica, trasformismo e alienazione culturalistica

Poesia italiana contemporanea: 
mancanza di tendenze elaborate, crisi della critica, trasformismo e alienazione culturalistica


Gli ultimi decenni del Novecento, dal punto di vista poetico, sono difficilmente classificabili in tendenze e correnti organizzate ed esplicitamente elaborate. Il panorama è fluido, in continua trasformazione, soprattutto oggi, agli inizi del secondo decennio del nuovo millennio. Lo dimostra anche un veloce sguardo alle antologie che hanno cercato di raccogliere la produzione poetica italiana degli ultimi anni.
Un dato significativo e caratterizzante da cui non si può prescindere nello studio della poesia contemporanea è la crisi della critica a partire dalla metà degli anni Settanta in poi. Dopo la poesia dell'impegno degli anni Cinquanta-Sessanta, dopo la neo-avanguardia, dopo il formalismo, la poesia si libera dal peso del giudizio critico e autocritico. Si apre così una stagione di "democrazia poetica", in cui essere poeta sembra un diritto da difendere, da cui emergeranno tutta una serie sconfinata di poeti che poi nessuna antologia o bilancio sarebbero mai riusciti a inglobare.
Alla crisi della critica si accompagna anche la profonda trasformazione dell'industria editoriale in grande impresa di marketing: l'influenza delle scelte editoriali e di un ufficio stampa diventa di gran lunga superiore a quella di qualsiasi critico. La critica si abbassa al livello dell' "opinionismo" e dello scambio di cortesie fra colleghi e si dissocia definitivamente dalla poesia a partire dagli anni Ottanta.







Denis Riva, UniKum



I poeti che esordiscono dagli anni Settanta in poi hanno in comune il fatto di venire "dopo" (molta critica ha parlato della condizione postuma della letteratura postmoderna, no


n è il caso di soffermarsi sull'argomento adesso), di essere superstiti, di appartenere a tutta un'altra storia e a un altro Novecento rispetto ai poeti più anziani ma ancora meravigliosamente attivi in quegli anni (solo per citare i più importanti: Montale, Pasolini, Bertolucci, Fortini, Zanzotto, Caproni, Giudici, Rosselli).
Dissociata dalla critica, la poesia prolifera libera, senza organizzazione, senza seguire poetiche militanti o progetti letterari. Di conseguenza, emergono alcuni casi singoli degni di attenzione, eppure isolati e rinchiusi in una specie di ghetto specialistico in cui la poesia si è rifugiata nel frattempo. Un nuovo tipo di poeta si affaccia all'orizzonte: è il poeta di fede, come lo definisce Berardinelli, che "crede fermamente nel valore immodificabile, permanente della poesia".

Trasformismo sembra essere la parola cardine degli ultimi anni italiani, e non solo in politica, ma anche per quanto riguarda la cultura, la moda, ecc. Atteggiamento che forse deriva da una condizione di minorità nazionale su cui si fonda l'identità italiana, ormai fragilissima e decentrata, minata dall'egemonia culturale americana che ha influenzato tutto l'Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. La cultura è diventata un fenomeno di massa, un prodotto industriale infinitamente riproducibile (e questa è la ragione delle mode editoriali odierne e del proliferare di narrazioni che si assomigliano l'una all'altra). Così, se niente di decisivo sembra essere davvero inventato e deciso in Italia, ma importato (peraltro in ritardo) da contesti culturali molto diversi dal nostro, la condizione in cui viviamo è quella di una "alienazione culturalistica", per cui la cultura di fatto interessa poco, ma si ritiene doveroso affermare che i prodotti culturali sono di per sé un valore, anche quando non è reale. In questo modo la critica giornalistica, sempre più arrangiata e povera di argomentazioni, si è adeguata all'opinionismo televisivo e tende verso la spettacolarizzazione.









In Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione di Alfonso Berardinelli, uno dei pochi critici militanti dei nostri anni, si può trovare una ricognizione molto interessante sulla condizione dell'industria culturale, degli stili di pensiero degli ultimi decenni del Novecento, della poesia e della saggistica. Conclude Berardinelli in un saggio del 2001: "Forse è proprio nella spettacolarizzazione della critica che stiamo conquistando una nostra indubbia originalità. Eppure a ogni resa dei conti ci lamentiamo che la critica è in crisi, langue, è assente. Come avviene in tutte le vicende italiane, nessuna delle due cose è del tutto vera, nessuna delle due è interamente falsa: l'onnipresenza della critica e la sparizione della critica sembrano coesistere. Certo è che da tempo nessun intellettuale italiano riconosce a nessun altro sufficiente autorità per confutare una teoria e combattere una tendenza culturale nate a Parigi, a Londra o a New York. Recitiamo ancora bene, ma il copione non è nostro".


In questo quadro, quale ruolo ha la rete? Grazie a internet oggi tutti possono sentirsi un po' critici, tutti possono esprimere una personale opinione in qualche blog letterario o crearne uno proprio. Nella massa ci sono anche bravi critici, dottorandi, insegnanti, docenti universitari, scrittori, che operano in buona fede e portano avanti un dibattito critico onesto, ormai impossibile nelle pagine culturali dei giornali. Tutto oggi si confonde nella massa, appunto, tutto è sempre più indefinito e frammentato, labile e in pericolo di sopravvivenza. Eppure la rete rappresenta un universo in evoluzione costante, una piattaforma grazie alla quale sarà possibile sperimentare nuove forme di poesia e di letteratura.










Articolo tratto da www.wuz.it scritto da Sandra Bardotti