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venerdì 6 marzo 2015

RECENSIONE SUL "QUADERNO DI RADICI" DI FRATUS HOMORADIX


Fa un certo effetto addentrarsi in questo quaderno di radici nel movimento massimo del pensiero poetico naturalistico e innovativo, in un perdersi di tronchi cavi, bocche e mani che si spinano nell'olocausto di parole che Tiziano Fratus traccia a più riprese vagliando gli strati di due tipi di corteccia, la corteccia degli alberi che lui stesso conosce benissimo avendo pubblicato più di 15 titoli legati alla natura e all'identità degli alberi monumentali tra qui “Homo Radix” appunti per un cercatore di alberi(2010) o “il manuale manuale del perfetto cercatore di alberi” (2013), e la corteccia umana di chi vive abitando la carta e la penombra.
Questa raccolta di versi esordisce con degli autoritratti notevoli dove l'autore s'identifica con l'essenza arcana di questi colossi di madre terra, “osserva questi uomini radice/che perdono l'uso della parola,/radicano sul pc e invecchiano[...]” Lui che dichiara nella sua poesia “Autoritratto di paesaggio con gelso” ha cominciato a respirare nel tronco cavo d'un gelso, è divenuto già da tempo un cercatore d'alberi secolari e continua a misurare, censire e fotografare anche con la poesia queste opere d'arte della natura.

La sua è una scrittura sovraccarica di significati, sostenuta e sensata ma senza mediazioni, che assolutizza il rapporto tra l'uomo e questi esseri arcaici.“Reclamo che il mio peso/ venga valutato in radici” si legge in una delle sue preghiere come un epitaffio per i posteri, coloro che verranno e potranno gustare i suoi testi a percepire non solo tutta la sua verve da navigato esploratore ma anche le sue acute riflessioni lasciate sgranare come un rosario parola dopo parola lungo ogni testo[...]

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