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domenica 19 ottobre 2014

Arthur Rimbaud – Lettera a Paul Demenay


15 maggio 1871


Io assisto allo schiudersi del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d'archetto: la sinfonia fa il suo sommovimento nelle profondità, o di colpo balza sulla scena. […] Funzionari, scrittori: autore, creatore, poeta, quest'uomo non è mai esistito! Il primo studio dell'uomo che vuole essere poeta è la propria conoscenza, intera; egli cerca la sua anima, l'indaga, la scruta, l'impara. Non appena la conosce, deve coltivarla; questo sembra semplice: in ogni cervello si compie uno sviluppo naturale; tanti egoisti si proclamano autori; ce ne sono molti altri che si attribuiscono il loro progresso intellettuale! - Ma si tratta di rendere l'anima mostruosa: alla maniera dei comprachicos, insomma! Immagini un uomo che si pianti e si coltivi verruche sul viso. Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa attraverso un lungo, immenso e ragionato sregolamento tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza. Ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il grande malato, il grande criminale, il grande maledetto, - e il sommo Sapiente! - Poiché giunge all'ignoto! Avendo coltivato la sua anima, già ricca, più di ogni altro! Egli giunge all'ignoto, e anche se, sconvolto, dovesse finire per perdere l'intelligenza delle sue visioni, le avrebbe pur sempre viste! Crepi pure nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti su cui l'altro si è accasciato! […] Riprendo: Dunque il poeta è veramente un ladro di fuoco. Ha a suo carico l'umanità, perfino gli animali; dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ciò che riporta da laggiù ha forma, egli dà forma; se è informe, darà l'informe. Trovare una lingua; - Del resto, ogni parola essendo idea, il tempo di un linguaggio universale verrà! Bisogna essere un accademico - più morto di un fossile -, per rifinire un dizionario, di qualunque lingua sia. I deboli che si mettessero a pensare sulla prima lettera dell'alfabeto, potrebbero rovinare subito nella pazzia! Questa lingua sarà dell'anima per l'anima, riassumendo tutto, profumi, suoni, colori, pensiero che aggancia il pensiero e che tira. Il poeta definirebbe la quantità d'ignoto che si risveglia nell'anima universale del suo tempo: egli darebbe di più - della formula del suo pensiero, della notazione della sua marcia verso il Progresso! Enormità che diventa norma, assorbita da tutti, egli sarebbe veramente un moltiplicatore di progresso. Questo avvenire sarà materialista, lo vede. - Sempre pieni di Numero e di Armonia, questi poemi saranno fatti per restare. - In fondo, sarebbe ancora un po' la Poesia greca. L'arte eterna avrebbe le sue funzioni, così come i poeti sono cittadini.
La Poesia non ritmerà più l'azione; le sarà davanti. Questi poeti saranno! Quando sarà spezzata l'infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, poiché l'uomo - finora abominevole, - le avrà reso il suo congedo, sarà poeta, anche lei! La donna troverà dell'ignoto! I suoi mondi d'idee differiranno dai nostri? - Troverà cose strane, insondabili, ripugnanti, deliziose; noi le prenderemo, noi le comprenderemo.”