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lunedì 16 settembre 2013

La musa è un corvo dall'occhio implacabile

Un'abbondante raccolta di poesie, un succulento pasto. Il pasto del corvo.
"Il mio occhio vigile ti assale / mentre discendi da un bosco tetro“; sono nere le mie piume / come il manto della morte / è il mio colore". Il corvo attende, come l'aquila di Prometeo ha un pasto sicuro: il poeta è incatenato ad un imperativo interiore; scriverà, intingendo la penna nell'anima, nel dolore e nell'estasi, nella noia e nell'assenzio, nell'amore e nella contemplazione. 
Leggendo le poesie del Raccis, si è un po' come il corvo, sicuri che alla fine scriverà, perché è ineluttabile, perché il poeta non può esistere in forma diversa. Egli lo sa, si riconosce ontologicamente poeta e scrive vivendo, nelle forme e nelle ispirazioni più varie; come chi attraversa un ghiaione, sdrucciola, ogni volta suo malgrado, nella poesia, trascinato dalla valanga che egli stesso provoca. Talvolta i temi sparsi ricordano penne strappate a viva forza; nere come la morte, ma lucide, come la fedeltà a se stesso, il distacco da ogni cromatismo o servilismo espressivo. 
Nella foto: Raccis Fabrizio
La poesia del Raccis non è indulgente; raccoglierla vuol dire esserne contagiati, divenirne complici. Si ha, è vero, l'impressione di una certa pigrizia nello spiccare il volo; ma è sicuro, volerà con ali possenti, quando il corvo vorrà. 



Il pasto dei corvi - La Recensione di Nicolò Gueci su Il milibro.it