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sabato 10 marzo 2012


A Cagliari
La mia città

Per quanto tempo
la mia schiena ricurva,
potrà scrivere questi versi
e venerarti ancora,
tu che sei avara
e ti concedi solo alla luna.
Cagliari, donna mia
sei fredda al calar della notte,
sei un nido oscuro
dove è dolce farsi cullare.
Le tue torri d'avorio
sono alfieri possenti,
osservano il via vai
come antichi templari
dormienti.
I tuoi bastioni
con i loro paesaggi,
lasciano il viandante
senza fiato.
Sono occhi nel buio
le tue finestre barocche,
sono bocche ottenebrate
i tuoi portoni consumati.
Il lume ti accarezza
quando discendo
per i tuoi viottoli,
e sento la docile brezza
sfiorarmi le gote.
Scappano quei diavoli
all'alba,
quando il tuo manto notturno
a poco, a poco scompare
ed il sole muta
i tetti delle case
in brace ardente.
E resto muto al mattino
ad ascoltar il dolce risveglio
della mia Cagliari infernale.


Raccis Fabrizio 03\2012