Il mio canto si leva a Ulisse,
si trascina nelle viscere
segue la scia di una nave.
Temerario sibilo degli Dei,
imprechi!
Il mio canto si leva
sulla punta del molo,
viaggia su i venti tiepidi
del perditempo.
A raccontar battaglie,
di morti, di ricordi solitari,
di segni sbiaditi sulla carta umida
di questa Odissea.
di Raccis Fabrizio 12\09
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