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lunedì 19 gennaio 2026

Non chiamatelo più maledetto: Edgar Allan Poe

Oltre il mito dell’ubriacone, un genio letterario di prim’ordine contro 170 anni di calunnie postume

A 217 anni dalla nascita di Edgar Allan Poe, è sorprendente – e quasi triste – constatare che ancora oggi molte persone associano il suo nome a etichette come alienato, maledetto, ubriacone, drogato, perverso. Etichette che non nascono dall’analisi della sua opera ma dal bisogno di ridurre un artista complesso a stereotipi semplicistici. È tempo di rivedere quell’immagine con occhi onesti, partendo da ciò che davvero sappiamo e da ciò che le fonti critiche hanno messo in luce nel tempo.

La “falsa biografia” di Griswold: mito o mistificazione?

Gran parte di ciò che molti credono sulla vita personale di Poe deriva da una figura che non ha nulla a che fare con la critica letteraria: Rufus Wilmot Griswold, esecutore testamentario di Poe e autore della prima biografia postuma che lo dipingeva come un uomo dissoluto, instabile e moralmente decadente. Griswold non si limitò a criticare: manipolò, falsificò lettere e inventò circostanze intime nella sua biografia dell’autore, con l’esplicito intento di denigrare la sua reputazione.

Gli amici e colleghi di Poe insorsero contro queste menzogne quasi immediatamente dopo la pubblicazione, denunciando pubblicamente l’opera diffamatoria di Griswold. Tuttavia, per decenni la sua versione della vita di Poe venne accettata come autorità, perché inserita nelle edizioni successive delle opere stesse.

Rufus Griswold

Oggi gli studiosi moderni riconoscono chiaramente quanto sia stato distorto il ritratto di Poe da Griswold, e molte ricerche successive si sono impegnate a recuperare la verità storica, distinguendo i fatti documentati dal gossip biografico.

Un autore influente, innovativo e profondamente umano

Al di là delle maldicenze, Poe è universalmente considerato uno dei maggiori autori della letteratura occidentale. Sin dai tempi della sua prima pubblicazione, ha lasciato un’impronta indelebile nei generi più diversi:

  • Padre del racconto poliziesco moderno: con le indagini di C. Auguste Dupin in I delitti della Rue Morgue anticipa di decenni lo sviluppo del giallo classico.

  • Maestro del racconto dell’orrore e del gotico: storie come Il cuore rivelatore e Il pozzo e il pendolo restano punti di riferimento per la narrativa del terrore.

  • Poeta di straordinaria musicalità e profondità emotiva, di cui Il corvo e Annabel Lee restano tra le liriche più amate della letteratura in lingua inglese.

  • Critico e teorico della letteratura, con saggi come La filosofia della composizione, in cui analizza in modo metodico il processo creativo, influenzando pensatori successivi come Umberto Eco.

Il contributo di Poe non è confinato a un singolo genere: ha influenzato il weird, l’horror psicologico, la fantascienza, il poliziesco e persino la critica letteraria moderna. Scrittori come Arthur Conan Doyle, Jules Verne e H. P. Lovecraft hanno chiaramente riconosciuto l’importanza della sua eredità.

Sulla reputazione personale di Poe

È vero che Poe non ebbe una vita facile; visse nell’ombra delle difficoltà economiche, delle perdite familiari e di una salute precaria, come dimostrano le sue lettere e i documenti biografici. La sua relazione con l’alcol esiste, ma va collocata dentro un contesto umano e storico: non è stata la totalità della sua esistenza né il centro della sua eredità letteraria, e la sua sofferenza non deve offuscare la comprensione critica della sua opera.

La narrativa che lo descrive esclusivamente come un ubriacone violento e irrazionale è una costruzione postuma, non un fatto riconosciuto dalla maggioranza degli storici letterari.


L’eredità duratura di Poe

Nel corso del tempo, il giudizio critico si è spostato da un’ossessione per la sua presunta decadenza personale alla riconoscenza della sua straordinaria maestria letteraria. La sua opera continua a essere studiata, riletta, adattata e celebrata in tutto il mondo, non perché fosse “sregolato”, ma perché era uno dei più innovativi pensatori e narratori dell’Ottocento.

Per una volta, allora, leggiamo Poe per ciò che ha realmente scritto, non per le storie spinte dai giornali o dalle biografie tossiche. Leggiamo Il corvo, I delitti della Rue Morgue, Annabel Lee e i suoi saggi critici non perché fossero opera di un “maledetto”, ma perché sono capolavori che meritano di stare al centro del canone letterario mondiale.



Fabrizio Raccis


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