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martedì 7 aprile 2015

RECENSIONE-LA VOCE DEI GRANDI EDIFICI-MARCHETTI

LETTI PER VOI 
A CURA DI FABRIZIO RACCIS


Ho letto con interesse “La voce dei grandi edifici” l'ultima raccolta di poesie scritta da Gianni Marchetti, Novarese classe '55, un autore che ha già pubblicato due raccolte di poesie in passato, una di racconti e un romanzo molto pregevole dal titolo “Salutami Henry Miller” Lampi di stampa, 2013.
È evidente in questa breve silloge(22 poesie) l'ironia selvaggia a tratti isterica di Marchetti, a partire dal secondo componimento con il titolo “Urla”, che io per primo definisco uno sberleffo, una leggera macchietta riferita al celebre componimento “Urlo” (Howl) di Allen Ginsberg il poeta statunitense, uno dei pilastri della Beat Generation. La cosa mi ha un po' infastidito, ma non voglio fare nessuna retorica, vorrei solo attenermi al mio ruolo di lettore ed estimatore della buona poesia.
Ginsberg esordiva così: “ Ho visto le migliori menti della mia generazione\distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche\trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa\hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste...” Una poesia esplicita e graffiante, forse una delle sue più importanti, un componimento che fu considerato scandaloso per l'epoca a causa della crudezza, al punto che dopo la sua pubblicazione nel '56 venne messo subito al bando per oscenità. Poi rintrodotto in seguito per la valenza in fatto di contenuti sociali importanti.
Piuttosto derisoria invece la versione del poeta Novarese, che scrive: “ Ho visto le menti migliori della mia generazione\comprare il cd di Atom Heart Mother dei Pink Floyd\vent'anni dopo averlo ascoltato\E urlare di sorpresa...” e continua “Ho visto le menti migliori della mia generazione\comprare il cd rimasterizzato di Atom Heart Mother dei Pink Floyd\Dieci anni dopo averlo usato come specchietto\Per allontanare ogni uccello dal proprio orticello\e urlare di piacere...”
Due cose mi hanno lasciato perplesso, la prima è la mancanza di riferimento al poeta “Ginsberg”, tra l'altro prendendo in considerazione che ogni strofa inizia riportando le sue stesse parole “ Ho visto le migliori menti della mia generazione...” e la seconda sono i contenuti giullareschi del componimento di Marchetti.
Pensando ad un omaggio o all'idea di rendere ancora più moderna la più celebre poesia Beat, se pure in modo ironico, mi sarei aspettato di leggere scintille, parole infuocate, dissacranti ma pur sempre acute e graffianti com'è giusto che debbano essere. Non è stato così... A mio parere il poeta o semplicemente in questo caso il “giocoliere” ha giocato male le sue carte forse calcando troppo la mano e dando poco potere al verso riducendolo poco incisivo.


[…] Non esistono più le lenzuola
Crepitanti di fresco
Né il freddo invernale
Pregno di mistero
Né il falso

Né il vero
Né il bianco
Né il nero
Né le mollette di legno
Che resistono uguali
Nel tempo

In televisione trasmettono
Gola profonda
In edizione integrale

Non so neanche su che canale
Se lo sapessi
Mi ci butterei dentro.

Dalla poesia “Phantasmes”



La sua è una satira che spesso viaggia ai limiti del grottesco. Vero comunque, che allo stesso tempo questo suo umorismo diviene il punto di forza degli scritti, così da ricordare a tratti perfino l'antico “poeta comico” per eccellenza Aristofane (450 a. c.) uno dei principali esponenti della commedia antica, che usava ironizzare come lui sulla società moderna, sulla mentalità dominante dell'epoca, così evidente nei versi di “Riuscire”:


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