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venerdì 23 gennaio 2026

5 segreti che legano H.P. Lovecraft a Edgar A. Poe


Cinque curiosità (non così note) su H. P. Lovecraft e il suo debito verso Edgar Allan Poe


Howard Phillips Lovecraft è oggi considerato uno dei padri indiscussi dell’horror moderno e del cosiddetto weird. Eppure, dietro il mito dell’eremita di Providence e del creatore di Cthulhu, si nascondono dettagli meno conosciuti che aiutano a comprendere meglio la sua opera, le sue ossessioni e – soprattutto – il legame profondo con il suo grande maestro: Edgar Allan Poe.

Ecco cinque curiosità che non tutti conoscono.

1. Lovecraft si considerava prima di tutto un “dilettante”

Nonostante oggi sia studiato nelle università e venerato come un classico, Lovecraft non si è mai percepito come uno scrittore professionista. Nei suoi saggi e nelle lettere ribadisce spesso di scrivere “per necessità interiore”, più come esercizio estetico che come carriera.
Questo atteggiamento deriva in parte da Poe: anche lui visse ai margini del sistema letterario e pagò a caro prezzo la scelta di un’arte pura, lontana dal gusto commerciale.

Lovecraft eredita da Poe l’idea dello scrittore isolato, votato a una visione personale e spesso incompresa.

2. Il suo primo vero amore letterario non fu il cosmic horror

Prima di inventare dèi alieni e abissi cosmici, Lovecraft era ossessionato dal gotico classico. I suoi primi racconti sono imitazioni esplicite di Poe: case infestate, narratori inaffidabili, atmosfere decadenti, sepolture premature.
Non a caso scrisse il saggio “Supernatural Horror in Literature”, dove dedica a Poe alcune delle pagine più intense e rispettose, definendolo il vero architetto dell’orrore moderno.

Per Lovecraft, Poe non era solo un modello stilistico, ma un principio fondante.

3. L’omaggio diretto a Poe: “The Outsider”

Il racconto The Outsider (1921) è probabilmente il tributo più evidente a Poe. La voce narrante, il tema dell’identità mostruosa, l’ambientazione claustrofobica e il finale rivelatorio richiamano apertamente Il crollo della casa degli Usher e William Wilson.
Lovecraft stesso ammise che il racconto era “poeiano” fino al midollo, quasi un esercizio di evocazione dello spirito del maestro.

È uno dei rari casi in cui Lovecraft abbraccia l’introspezione psicologica, più che il terrore cosmico.

4. Il Necronomicon nasce anche da Poe

Sebbene il Necronomicon sia spesso associato solo al mito di Cthulhu, la sua origine concettuale è debitrice di Poe. Lovecraft era affascinato dall’idea dei libri proibiti, delle conoscenze che portano alla follia – un tema già presente in racconti come Manoscritto trovato in una bottiglia e Una discesa nel Maelström.
La differenza è che Poe colloca l’orrore nell’anima umana, mentre Lovecraft lo spinge oltre, nell’indifferenza dell’universo.

Il risultato è una trasformazione: dal gotico interiore al terrore cosmico.

5. Poe come bussola morale ed estetica

In un’epoca in cui la narrativa horror stava diventando sensazionalistica, Lovecraft vedeva in Poe un argine contro la volgarità. Ammirava la sua precisione linguistica, la costruzione matematica del racconto e l’idea che ogni parola dovesse servire l’effetto finale.
Questo principio diventerà cardine anche nella sua poetica: niente casualità, niente redenzione, nessuna consolazione.

Per Lovecraft, Poe era la prova che l’orrore poteva essere arte alta.

In Conclusione

Lovecraft non è comprensibile senza Poe. Se il primo ha spalancato le porte dell’universo ostile e senza Dio, il secondo aveva già mostrato l’abisso dentro l’uomo.
Lovecraft stesso lo sapeva bene: non cercò mai di superare Poe, ma di proseguire il suo incubo, portandolo oltre il mondo, oltre la mente, oltre ogni speranza.

Un passaggio di testimone oscuro, scritto nell’ombra.



Fabrizio Raccis

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