I. Sardegna
La Sardegna non è un’isola,
è una ferita
che il mare non riesce a chiudere.
che sanno di mirto,
di vento e sangue antico.
Qui anche le pietre
hanno memoria
e nessuno osa domandare
cosa ricordino.
Nel ventre del nuraghe
dorme ancora un Dio.
Ha gli occhi di bronzo
e una voce di vento.
Ogni notte
sale dalle pietre
per chiamare i morti.
Ma i morti
non rispondono quasi mai.
Hanno imparato
a tacere come noi.
III. Cagliari
Cagliari al tramonto
sembra una donna
che ha pianto in silenzio.
Castello si accende
sopra il mare
come una vecchia cicatrice.
Io cammino.
E nelle strade strette
ritrovo tutti quelli
che ho perduto.
Anche me stesso.
IV. Sarrabus
Nel Sarrabus
la notte scende lenta e umida.
Tra gli ulivi
qualcuno sussurra
i nomi non chiamati.
Non è paura.
È la terra
che conta i suoi figli come le pecore
prima di dormire.
V. Maestrale
Il maestrale
non è vento.
È un vecchio
che viene dal mare
a ricordarci
che niente resta fermo.
Sbatte le porte,
strappa le foglie,
porta via i mali del mondo.
Poi se ne va.
E lascia la Sardegna
più sola di prima.




