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mercoledì 11 febbraio 2026

Amelia Rosselli: La voce che ha attraversato la guerra e l'esilio


L’11 febbraio 1996 Amelia Rosselli scelse di lasciare il mondo gettandosi dalla finestra del suo appartamento di via del Corallo, nel centro di Roma, tra pareti di legno e scaffali carichi di libri. Aveva sessantacinque anni.Non fu un gesto improvviso né teatrale. Fu, piuttosto, l’ultimo atto di una sofferenza lunga, stratificata, che l’aveva accompagnata per gran parte della vita. Amelia conviveva da anni con una fragilità psichica profonda, fatta di depressione, paure, ricoveri, isolamento. Chi le era vicino sapeva quanto fosse sottile il filo che la teneva legata alla realtà, e quanto la scrittura fosse per lei insieme rifugio e campo di battaglia.

La data non era casuale. L’11 febbraio 1963 si era tolta la vita Sylvia Plath, poeta che Rosselli amava intensamente. In quel giorno condiviso molti hanno visto un gesto simbolico, quasi un’estrema forma di appartenenza, un dialogo silenzioso tra due voci ferite che avevano trasformato il dolore in lingua.
Ma la sua storia non comincia né finisce lì.
Figlia di Carlo Rosselli, assassinato dai fascisti quando Amelia era ancora bambina, crebbe nell’esilio, tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti. L’infanzia spezzata, la perdita, lo sradicamento: tutto questo entrò nella sua poesia come frattura ritmica, come interferenza linguistica, come ricerca spasmodica di un ordine possibile nel caos. Scriveva in più lingue, le faceva collidere, le piegava a una musica interiore unica, aspra e luminosa.
Amelia Rosselli non è il suo suicidio.
È la voce che ha attraversato la guerra e l’esilio, la mente che ha trasformato la dissonanza in struttura poetica, la donna che ha abitato la parola con un’intensità quasi insostenibile.
L’11 febbraio resta una data dolorosa.
Ma ciò che continua a vivere è la sua lingua — inquieta, spezzata, necessaria — che ancora oggi ci interroga con la stessa, fragile, forza.


Fabrizio Raccis

venerdì 23 gennaio 2026

5 segreti che legano H.P. Lovecraft a Edgar A. Poe


Cinque curiosità (non così note) su H. P. Lovecraft e il suo debito verso Edgar Allan Poe


Howard Phillips Lovecraft è oggi considerato uno dei padri indiscussi dell’horror moderno e del cosiddetto weird. Eppure, dietro il mito dell’eremita di Providence e del creatore di Cthulhu, si nascondono dettagli meno conosciuti che aiutano a comprendere meglio la sua opera, le sue ossessioni e – soprattutto – il legame profondo con il suo grande maestro: Edgar Allan Poe.

Ecco cinque curiosità che non tutti conoscono.

1. Lovecraft si considerava prima di tutto un “dilettante”

Nonostante oggi sia studiato nelle università e venerato come un classico, Lovecraft non si è mai percepito come uno scrittore professionista. Nei suoi saggi e nelle lettere ribadisce spesso di scrivere “per necessità interiore”, più come esercizio estetico che come carriera.
Questo atteggiamento deriva in parte da Poe: anche lui visse ai margini del sistema letterario e pagò a caro prezzo la scelta di un’arte pura, lontana dal gusto commerciale.

Lovecraft eredita da Poe l’idea dello scrittore isolato, votato a una visione personale e spesso incompresa.

2. Il suo primo vero amore letterario non fu il cosmic horror

Prima di inventare dèi alieni e abissi cosmici, Lovecraft era ossessionato dal gotico classico. I suoi primi racconti sono imitazioni esplicite di Poe: case infestate, narratori inaffidabili, atmosfere decadenti, sepolture premature.
Non a caso scrisse il saggio “Supernatural Horror in Literature”, dove dedica a Poe alcune delle pagine più intense e rispettose, definendolo il vero architetto dell’orrore moderno.

Per Lovecraft, Poe non era solo un modello stilistico, ma un principio fondante.

lunedì 19 gennaio 2026

Non chiamatelo più maledetto: Edgar Allan Poe

Oltre il mito dell’ubriacone, un genio letterario di prim’ordine contro 170 anni di calunnie postume

A 217 anni dalla nascita di Edgar Allan Poe, è sorprendente – e quasi triste – constatare che ancora oggi molte persone associano il suo nome a etichette come alienato, maledetto, ubriacone, drogato, perverso. Etichette che non nascono dall’analisi della sua opera ma dal bisogno di ridurre un artista complesso a stereotipi semplicistici. È tempo di rivedere quell’immagine con occhi onesti, partendo da ciò che davvero sappiamo e da ciò che le fonti critiche hanno messo in luce nel tempo.

La “falsa biografia” di Griswold: mito o mistificazione?

Gran parte di ciò che molti credono sulla vita personale di Poe deriva da una figura che non ha nulla a che fare con la critica letteraria: Rufus Wilmot Griswold, esecutore testamentario di Poe e autore della prima biografia postuma che lo dipingeva come un uomo dissoluto, instabile e moralmente decadente. Griswold non si limitò a criticare: manipolò, falsificò lettere e inventò circostanze intime nella sua biografia dell’autore, con l’esplicito intento di denigrare la sua reputazione.

Gli amici e colleghi di Poe insorsero contro queste menzogne quasi immediatamente dopo la pubblicazione, denunciando pubblicamente l’opera diffamatoria di Griswold. Tuttavia, per decenni la sua versione della vita di Poe venne accettata come autorità, perché inserita nelle edizioni successive delle opere stesse.

Rufus Griswold

Oggi gli studiosi moderni riconoscono chiaramente quanto sia stato distorto il ritratto di Poe da Griswold, e molte ricerche successive si sono impegnate a recuperare la verità storica, distinguendo i fatti documentati dal gossip biografico.

Un autore influente, innovativo e profondamente umano

Al di là delle maldicenze, Poe è universalmente considerato uno dei maggiori autori della letteratura occidentale. Sin dai tempi della sua prima pubblicazione, ha lasciato un’impronta indelebile nei generi più diversi:

  • Padre del racconto poliziesco moderno: con le indagini di C. Auguste Dupin in I delitti della Rue Morgue anticipa di decenni lo sviluppo del giallo classico.

  • Maestro del racconto dell’orrore e del gotico: storie come Il cuore rivelatore e Il pozzo e il pendolo restano punti di riferimento per la narrativa del terrore.

  • Poeta di straordinaria musicalità e profondità emotiva, di cui Il corvo e Annabel Lee restano tra le liriche più amate della letteratura in lingua inglese.

  • Critico e teorico della letteratura, con saggi come La filosofia della composizione, in cui analizza in modo metodico il processo creativo, influenzando pensatori successivi come Umberto Eco.

Il contributo di Poe non è confinato a un singolo genere: ha influenzato il weird, l’horror psicologico, la fantascienza, il poliziesco e persino la critica letteraria moderna. Scrittori come Arthur Conan Doyle, Jules Verne e H. P. Lovecraft hanno chiaramente riconosciuto l’importanza della sua eredità.

Sulla reputazione personale di Poe

È vero che Poe non ebbe una vita facile; visse nell’ombra delle difficoltà economiche, delle perdite familiari e di una salute precaria, come dimostrano le sue lettere e i documenti biografici. La sua relazione con l’alcol esiste, ma va collocata dentro un contesto umano e storico: non è stata la totalità della sua esistenza né il centro della sua eredità letteraria, e la sua sofferenza non deve offuscare la comprensione critica della sua opera.

La narrativa che lo descrive esclusivamente come un ubriacone violento e irrazionale è una costruzione postuma, non un fatto riconosciuto dalla maggioranza degli storici letterari.


L’eredità duratura di Poe

Nel corso del tempo, il giudizio critico si è spostato da un’ossessione per la sua presunta decadenza personale alla riconoscenza della sua straordinaria maestria letteraria. La sua opera continua a essere studiata, riletta, adattata e celebrata in tutto il mondo, non perché fosse “sregolato”, ma perché era uno dei più innovativi pensatori e narratori dell’Ottocento.

Per una volta, allora, leggiamo Poe per ciò che ha realmente scritto, non per le storie spinte dai giornali o dalle biografie tossiche. Leggiamo Il corvo, I delitti della Rue Morgue, Annabel Lee e i suoi saggi critici non perché fossero opera di un “maledetto”, ma perché sono capolavori che meritano di stare al centro del canone letterario mondiale.



Fabrizio Raccis