“C'era un tempo che, come l’aurora nobilmente m'incitava, così il tramonto mi portava sollievo. Ora non più. Questa bella luce non mi rischiara più, ogni bellezza mi è d’angoscia, dacché non posso più goderla. Dotato della percezione superiore, mi manca la bassa potenza di godere: sono dannato così nel modo più sottile e più perverso; sono dannato in mezzo al Paradiso!”Herman Melville
Alberto Lecca classe 1961, non ha certo bisogno di presentazioni eclatanti, sono in tanti a conoscere le sue straordinarie performance poetiche sotto lo pseudonimo del Capitano Al Kellerman, un nome che fin dagli albori ha riscosso grandi successi, che ha calcato i maggiori palchi teatrali della sua terra diffondendo la leggenda del cormorano pazzo, Blue Blues.
Kellerman è uno dei maggiori poeti contemporanei della Sardegna, le sue tribolazioni poetiche nascono dalla solitudine delle ballate sul silenzio del mare. La sua scrittura ha come riferimento i vascelli di Coleridge, l’orrore di Kurtz, la navigazione maledetta di Achab; una rotta segnata da anni di riflessioni fondaleggianti attraccate alla salsedine delle nebbie verso i porti del baratro.
Nel corso della sua vita questo Capitano impavido ha dovuto affrontare i suoi dannati mostri marini, ha combattuto contro le avversità della vita, contro delle situazioni così difficili che lo hanno portato a perdere quello che di più caro aveva . Eppure il Capitano Kellerman non ha abbassato la testa, ha combattuto i dolori dell’anima, domando per l’ennesima volta il suo dolore fisico, non si è mai fatto spezzare, non si è mai dato per vinto!
Il suo Magazzino non era soltanto un negozio di autoricambi, perché la poesia nella sua vita non è mai stata qualcosa di decorativo o auto celebrativo, ha sempre fatto parte di tutta la sua intera esistenza, in ogni campo.
Quel posto, che sembrava davvero l’interno di un antico galeone spagnolo, è divenuto una memoria storica assoluta che da prima degli anni ottanta, gestito in collaborazione(oltre 30 anni) con poeti come Roberto Belli, dal punto di vista culturale e poetico, fino a qualche tempo fa, è servito anche a catalogare decine e decine di libri, eventi, riviste e autentiche chicche che riguardavano il movimento poetico contemporaneo di autori italiani e stranieri che hanno attraversato il cammino di questo poeta. Alcuni visti e vissuti in prima persona come Gregory Corso, Jack Hirschman, Agneta Falk, Rino Sudano, Pedro Pietri, Lawrence Ferlinghetti, Marc Porcu e molti altri. Indimenticabile la sua collaborazione con il poeta “Rosso” Hirschman, amico intimo, che ha tradotto le poesie di Alberto Lecca e ha preso parte a diversi spettacoli di poesie insieme a lui, proprio in Sardegna. Anche la collaborazione con Macchina Amniotica un gruppo dai richiami al punk americano, al post-industrial, alle opere di personaggi letterari come William Burroughs, alle potenzialità dell'elettronica. Collaborazione storica con i membri Arnaldo Pontis e Roberto Belli che dura ancora oggi attraverso l'accompagnamento musicale della Brigata Stirner.
Le sue incursioni poetiche, durante i reading organizzati dalla redazione di Erbafoglio, rivista di cultura poetica che dirige dal 1988, sono delle vere e proprie opere poetiche in movimento che vengono in gran parte improvvisate al momento, accompagnate, quasi sempre da una musica guidata dai gruppi citati in precedenza o intervallata dal Jazz live di musicisti come Piero Di Rienzo, scomparso qualche tempo fa, da esperti musicisti e cantautori come Stefano Giaccone, che ha partecipato in prima persona proprio per gli eventi legati a Blue Blues.
Non Importa Essere In PochiImporta Essere IntensiNon C’è Stato Niente Da Fare...
Quanto TempoHo Trascorso Qui Dentro?È Quasi Tre AnniChe Sono Dentro Di MeE Mi Sono RitrovatoSu Queste Due RuoteA Perdere. A Sognare. A Scrivere.A Distruggere Lentamente.A Comporre. A Cercare Suoni Nel Silenzio.Nel Silenzio. A Distruggere Letteratura.A Cercare Di Costruire Letteratura.Mi Sono Chiesto Questo E Tanto AltroMa Non C’è Stato Niente Da FareTroppa Bonaccia Stasera.Troppa Bonaccia Stasera.In Navigazione Sento Molto LontanoIl Rumore Del Mare. Lo Sento LontanoMa È Sempre Stato Dentro Di Me.Stavo Forse Meglio QuandoNon Avevo Il Senso Di Una Ruota?Stavo Forse Meglio QuandoEro Un Uomo Senza Profondità?Non Lo Sò. Non Lo Voglio SapereStavo Forse Meglio QuandoNon Avevo Il Senso Di Sconfitta?Non Avevo Il Senso Di Achab.Non Avevo Il Bob di Parker.Di Coltrane, Il Senso Kurtz.Orrore. Orrore. Orrore.Siamo Gli Uomini Vuoti.Gli Uomini Impagliati.Non Avevo Nulla Di Tutto Questo.Il Senso Della SconfittaNon È Un Utopia. Un Tumore.Un Male Incurabile.Il Senso Della SconfittaÈ Un Arrembaggio. È Un Arrembaggio…
Parte di una poesia improvvisata il 28/11/2024durante un readig di Presentazione della rivista Erbafoglio a Cagliari
Dopo la chiusura fisica del suo Magazzino, Alberto è divenuto lui stesso un magazzino umano urlante, un’enciclopedia storica vivente, capace di emozionare tutto il pubblico con la sua sincerità disarmante, specialmente, quando racconta il suo vissuto, le sue esperienze artistiche, le passioni letterarie e musicali. Non ho mai conosciuto un migliore performer delle sue opere, perché è proprio lui a divenire l’opera d’arte principale.
Ho conosciuto Alberto Lecca grazie ad un altro importante poeta sardo, Michele Licheri, un amico inseparabile del Capitano. Ho riscoperto e assaporato le sue arcane poesie attraverso il libro Blue Blues – Lacrime profonde di un malinconico cormorano pazzo, Cuec, (1999) Una raccolta poetica incredibile, molto moderna per il periodo, che ha anticipato, anni luce, il modo di pubblicare e intendere la poesia contemporanea, grazie al suo formato dinamico che unisce immagini fotografiche, opere artistiche figurative alla qualità dei suoi testi. Anche la musica gioca il suo ruolo fondamentale dentro un perfetto equilibrio attraverso la sua poesia, il suono come metafora della carne inebria e avvolge nella sua dolcezza straziante il ritmo incalzante di un mare sconfinato. Antonello Zanda nella postfazione del libro scrive: « Quella di Alberto Lecca si afferma come poesia assoluta. O forse sarebbe meglio dire poesia che è dominata dalla tensione dell'assoluto.»