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giovedรฌ 17 settembre 2026

๐“ข๐“ฎ๐“ฝ๐“ฝ๐“ฎ ๐“ก๐“ช๐“น๐“ผ๐“ธ๐“ญ๐“ฒ๐“ฎ ๐“๐“ต๐“ต๐“ช ๐“ฃ๐“ฎ๐“ป๐“ป๐“ช | Fabrizio Raccis


I. Sardegna

La Sardegna non รจ un’isola,
รจ una ferita
che il mare non riesce a chiudere.

Rovi purpurei
che sanno di mirto,
di vento e sangue antico.

Qui anche le pietre
hanno memoria
e nessuno osa domandare
cosa ricordino.



II. Nuraghe

Nel ventre del nuraghe
dorme ancora un Dio.

Ha gli occhi di bronzo
e una voce di vento.

Ogni notte
sale dalle pietre
per chiamare i morti.

Ma i morti
non rispondono quasi mai
.

Hanno imparato
a tacere come noi.

III. Cagliari

Cagliari al tramonto
sembra una donna
che ha pianto in silenzio.

Castello si accende
sopra il mare
come una vecchia cicatrice.

Io cammino.

E nelle strade strette
ritrovo tutti quelli
che ho perduto.

Anche me stesso.



IV. Sarrabus

Nel Sarrabus
la notte scende lenta e umida.

Tra gli ulivi
qualcuno sussurra
i nomi non chiamati.

Non รจ paura.

รˆ la terra
che conta i suoi figli come le pecore
prima di dormire.


V. Maestrale

Il maestrale
non รจ vento.

รˆ un vecchio
che viene dal mare
a ricordarci
che niente resta fermo.

Sbatte le porte,
strappa le foglie,
porta via i mali del mondo.

Poi se ne va.

E lascia la Sardegna
piรน sola di prima.





VI. La dama rossa

La dama rossa cammina
quando il paese dorme.

Ha piedi nudi
e capelli pieni di lune rosse.

Passa davanti alle case
senza bussare.

Conosce il nome
di ogni bambino
e il destino
di ogni vecchio.

Al mattino
restano soltanto
le sue impronte nella cenere.







VII. Isola

Sono nato
in una terra circondata dal mare
eppure
ho sempre avuto paura
di perderla.

Forse per questo
scrivo.

Per lasciare una voce
incastonata tra le pietre,
un nome
dentro il vento.

Perchรฉ quando un giorno
anche il mare
avrร  dimenticato la Sardegna,

qualcuno
possa ancora dire:

io l'ho vista, io l'ho sentita.







Testi di Fabrizio Raccis

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